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Visitiamo Makari

Scritto da – 28 febbraio 2011 – 13:46Un commento
panorama da Macari - san vito lo capo

panorama da Makari

La città di Makari

Tutte le volte che mi accingo a scrivere di Makari, sperimento l’incapacità di mettere su carta ciò che Madre natura ha donato a questi luoghi.

Vorrei essere capace di descrivere lo stupore che leggo sui volti di quegli amici che, per la prima volta, arrivano nel territorio di San Vito Lo Capo. Vi si accede, infatti, da una sola strada che percorre il passo “du biru”, per qualche chilometro sei circondato da montagne, poi, all’improvviso, quando meno te lo aspetti, ti trovi davanti il mare, di un colore bellissimo, brillante, accecante nelle giornate di sole, un golfo compreso tra due torri d’avvistamento di “Cofano” e “Isulidda” che svettano silenti e attente al passare dei giorni, poste lì quasi a difesa di un passato remoto, vigilanti sul presente ma aperte al futuro come il territorio che le ospita.

La storia di Makari

Grotta Perciata a Makari

Grotta Perciata

Il territorio di Macari di storia da raccontare ne ha parecchia! Vi sono infatti diverse grotte come “grotta Perciata”, “Racchio”, Calamancina” e “dei Cavalli” o “dei cavalieri” che ci riportano agli albori dell’umanità attraverso i ritrovamenti di industria litica e diversi graffiti che indicano questi luoghi come insediamenti del paleolitico superiore e del mesolitico.

Alcune fotointerpretazioni archeologiche poi individuerebbero in questa zona l’antica Eraclea di Sicilia espugnata nel 480 a. C. dal generale punico Malko che le cambiò il proprio toponimo in Makara che ancora resiste (Macari), a confermare questa teoria oltre a vari cocci ceramici e alle indicazioni geografiche degli storici greci, vi sono i ritrovamenti di 12 cippi miliari raffiguranti la dea Tanit, divinità cartaginese.

La storia del territorio è legata alla presenza del Santuario/Fortezza di San Vito Martire come ci raccontano le torri d’avvistamento, censite alcune ed altre consigliate, dall’architetto fiorentino Camillo Camilliani, sorte appunto a difesa della fortezza/santuario e del territorio limitrofo, come ci narrano canti, legende e storia, dalle scorrerie dei pirati barbareschi.

Più recente invece la storia che ci narrano le numerose edicole e cappelle che sorgono nel territorio e lo sacralizzavano, attorno ad esse si raccoglievano intere famiglie allargate a vicini e parenti per momenti di preghiera, nelle festività o per benedire un fidanzamento o ancora semplicemente per “due chiacchiere” sotto l’ala protettrice delle immagini sacre ivi raffigurate.

articolo di Stefania Lucido

Fotogallery di Makari


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